top of page

Tsitsikamma National Park

  • Lucio Di Giovannantonio
  • 21 gen
  • Tempo di lettura: 3 min
Dove la foresta incontra l’oceano

Nel Tsitsikamma National Park la terra finisce e l’oceano comincia senza mediazioni. Qui la Garden Route si fa selvaggia: foreste costiere antiche si aggrappano alle scogliere, i fiumi scendono verso il mare scavando gole profonde, e i sentieri seguono il ritmo delle onde.Ponti sospesi attraversano l’acqua, il vento porta l’odore di sale e resina, e ogni passo racconta l’incontro costante tra foresta e oceano Indiano. Tsitsikamma è movimento e respiro, un luogo dove il viaggio rallenta e lo sguardo impara a restare.



Il volo scorre liscio e, appena atterrati, siamo subito pronti a rimetterci in movimento. Nonostante l’orario ufficiale per il ritiro dell’auto sia più tardi, riusciamo a convincere il personale a consegnarci le macchine subito: nessuno ha voglia di perdere tempo in aeroporto. I piani sono chiari: qualcuno si dirige verso Jeffreys Bay, altri devono sbrigare alcune incombenze, ma l’appuntamento è fissato per tutti allo Storms River Mouth Camp, punto di accesso al Tsitsikamma National Park.

Il viaggio dura poco più di due ore, ma è uno di quei trasferimenti che non pesa affatto. Il panorama cambia radicalmente rispetto ai giorni precedenti: a tratti la strada costeggia l’oceano, la costa si apre in scorci ampi e selvaggi, e l’aria sembra già diversa. Quando attraversiamo lo Storms River Mouth, il colpo d’occhio è immediato: il fiume ha scavato nei secoli una profonda spaccatura nella roccia, un canyon stretto e spettacolare. Ci fermiamo poco dopo, in un’area panoramica, per osservare meglio questo solco impressionante. Un sentiero pedonale corre lungo la strada e permette di affacciarsi sul canyon da entrambi i lati, regalando una vista davvero suggestiva.

Arriviamo al camp con un po’ di anticipo, giusto il tempo per completare le formalità e poi scendere verso la zona più bassa, vicino al mare. Qui la strada corre a picco sull’oceano: alte scogliere separano l’asfalto dalle onde che si infrangono senza tregua. Anche in questo tratto l’oceano si mostra in tutta la sua forza, rumoroso e incessante. Camminiamo tra gli scogli, restiamo a osservare l’acqua che si schianta contro la roccia, come se volesse piegarla senza mai riuscirci.

Quando arrivano anche gli altri, ritiriamo finalmente le chiavi e ci sistemiamo nelle Oceanette: piccole casette fronte mare, tutte con terrazza affacciata sull’oceano. Da qui il mare sembra così vicino da poter entrare in camera. Gli alloggi sono accoglienti, con angolo cottura e barbecue sul terrazzo, perfetti per godersi il luogo con calma.

Dopo esserci sistemati, appuntamento al baretto sulla spiaggia – che sarà anche il ristorante della sera – per iniziare la camminata verso i ponti sospesi. Più che un vero trekking, è una piacevole passeggiata costiera. Il sentiero parte alle spalle del ristorante Cattle Baron, attraversa la spiaggia e poi sale dolcemente, alternando tratti in salita e discesa. Man mano che si avanza, la vista sulla costa diventa sempre più ampia e spettacolare.

Alla fine del percorso si arriva a una diramazione: scegliamo di scendere dal sentiero di destra e risalire poi dall’altro lato, seguendo un anello naturale. La discesa è piuttosto ripida e conduce rapidamente al primo dei tre ponti sospesi. I primi due corrono lungo la costa, mentre il terzo attraversa una piccola baia: sotto di noi solo il vuoto e l’oceano. I ponti ondeggiano leggermente, quanto basta per ricordare che siamo sospesi sopra l’acqua, ma senza mai dare fastidio. Dal terzo ponte la vista è semplicemente magnifica.

In poco più di un’ora il percorso è completabile senza fretta, ma noi ci fermiamo più a lungo: per aspettare tutti, per fare foto, per goderci il momento. Tra il secondo e il terzo ponte notiamo anche un sentiero laterale che riconduce verso l’inizio del percorso e decidiamo di esplorarlo, allungando ancora un po’ la passeggiata.


Conclusione

Rientrati al Cattle Baron, ci concediamo una birra di gruppo aspettando il tramonto, con il rumore dell’oceano come sottofondo. Poi torniamo alle Oceanette per una doccia e un po’ di riposo, prima di ritrovarci di nuovo al ristorante per la cena.La giornata si chiude così, con il mare davanti agli occhi e la sensazione di essere arrivati in uno dei luoghi più iconici della Garden Route.Domani ci aspettano nuovi paesaggi, ma il Tsitsikamma ha già lasciato il segno.

Non con un gesto eclatante, ma con la sua presenza costante: il suono delle onde, il profilo scuro delle scogliere, la foresta che resiste al vento. È uno di quei luoghi che non chiedono attenzione, ma restano. E mentre la luce cala sull’oceano, il viaggio rallenta ancora, pronto a ripartire con un ritmo diverso.

 
 
 

Commenti


bottom of page